Portrait

PINA DELLA ROSSA è presente in
TRIBU’
Collettiva d’Arte Contemporanea presentata da Area24Space ArtGallery di NAPOLI partner adrART 10 maggio – 6 giugno 2014
Testo di Assunta Pagliuca.
Artisti: Raffaele ATTANASIO, Antonio BARBAGALLO, Pina DELLA ROSSA,Domenico FATIGATI, Teresa MANGIACAPRA, Jacopo RICCIARDI, Giovanni RUGGIERO, Amedeo SANZONE.

Senso fondante delle tribu’ dell’arte
La tribù si caratterizza per quel sistema di segni e di simboli condivisi che si manifestano nella ritualità’ e che producono memoria collettiva. Su quali presupposti nasce una tribù artistica? Per quali motivi il contemporaneo ri-tribalizza modelli culturali che veicolano il loro portato creativo in una prospettiva collettiva? Tribù di artisti nascono per contrastare l’anonimia e l’oblio culturale, per abbattere ogni frontiera,ogni divisione. La tribù dell’arte muove i suoi passi, dagli anni Sessanta, con esperienze e sperimentazioni diverse operate dalle Neoavanguardie, Fluxus, Gutai , Mono-ha, per citarne alcune, comunità costituitesi come insieme di soggettività creative aggregate da una visione organica ove il globale e l’identitario si fondono in una dimensione comune, che tiene dentro valori, esperienze, vissuti provenienti da varie parti del mondo. L’uscita dal solco, dal tracciato individuale,si alimenta di confronto,di contaminazione di linguaggi, d’ibridazione di vari generi espressivi. Il collettivo si dispiega con una forte tensione ideologica attraverso sistemi e stili di vita comuni, mentalità riconoscibili. Una produzione diventa identitaria se si lascia attraversare da una varietà di modelli e di comportamenti che ricompongono esigenze diverse in un sistema simbolico comune, dove le differenze individuali non scompaiono, ma si ri-affermano. Diversità che non generano conflittualità, ne’ perdita di autonomia e coscienza individuale, ma singolarità prospettiche,in un sistema valoriale riconosciuto, condiviso. E’ qui che l’homo specus cede il passo all’homo tribus. Il sapere tecnico coniugato alla multiculturalità dà vita ad una comunità solidale in cui lo spazio si fa istantaneo, globale e la visione sinottica. Un’aggregazione che agisce in modo fluido con la pretesa di annullare ogni tensione competitiva. Le performance si comprendono in quel “Tutto” percepito mediante un’autentica densità’ emozionale. L’Io singolo si fa plurale e l’opera dell’artista attraversa identità mutevoli, costruisce nuovi sè, interagisce e comunica oltre il tempo e lo spazio, destrutturati dalla sovrapposizione di stimoli e dalla privazione del limite. La stabilità frammentata in uno spazio artistico libero e fluido azionato da un processo alogico in cui ogni separazione e’ annullata. Scomposto il sistema formale, scissa la produzione sequenziale, l’opera d’arte si smaterializza e diventa evento, azione. Perde la sua aura sacrale, riduce la distanza dallo spettatore, chiamato “dentro”. L’arte si scopre, si realizza, si fa interattiva. In questo divenire dialettico, la compartecipazione, le sensazioni d’impatto agiscono sullo spirito gregario provocando desiderio fusionale. L’opera solitaria, individualistica regredisce attraverso una serie di tecniche, procedure e materiali, diversamente sperimentati, che intrecciano relazioni fisiche a forme mentali ed ancorano l’arte alla vita, al quotidiano per un pubblico diversificato. L’arte non piu’ come semplice rappresentazione della realtà, ma creatrice di ambiente, di stili, di rapporti sociali. Arte dinamica e interattiva, processuale ,non statica, arte che si libera di rigide strutture. Tribù’ di artisti per produrre insieme, per entrare in contatto con la comunità, per rimuovere ogni negazione culturale, per recuperare quel senso fondante che la cultura si impegna a ricostruire. In questa direzione e con questa volontà l’arte conquista spazi liberi ed aperti e restituisce una realtà più riconoscibile, più vicina ai suoi fruitori. L’arte perde del tutto la sua fisicità con le tribù di ultima generazione, quelle del web. Arte nomade non più stanziale. Nuove tecnologie digitali, emozioni collettive, nuove pratiche comunicative. L’arte porta dentro di sè il tempo della vita, a velocità non vincolanti, in uno spazio inglobante che genera intelligenza collettiva, pensiero connettivo. Lo spettatore entra nell’opera stessa, si trasforma in un protagonista all’interno di quella tribù telematica; e’ parte di un processo non prevedibile, che si radica nell’architettura di un quotidiano immateriale, e duplicabile. Con operazioni di moltiplicazione, di decentramento e di coinvolgimento lo spettatore e’ all’interno di un immaginario collettivo,riconoscibile, nella sua visione di gruppo, in un sostrato di memoria tribale. Assunta Pagliuca

PA(Palazzo delle Arti Napoli)


PINA DELLA ROSSA

dopo la battaglia

8 – 26 maggio 2013
Inaugurazione mercoledì 8 maggio ore 18,00

A cura di  AREA 24 Space - Napoli 
Intervento di Mimmo Jodice


Testi in catalogo di Marco Di Mauro, Mario Franco, Alessandra Pacelli, Assunta Pagliuca

 

Catalogo Paparo Editore

Nelle sale del primo piano di Palazzo Roccella Pina Della Rossa espone i  suoi recenti  lavori fotografici. L’artista, che vanta una ricerca iniziata negli anni ottanta quando Mimmo Jodice la presentò alla mostra SICOF di Milano,  presenta lavori in cui è evidente la volontà di riportare il colore nella fotografia .
Ancora una volta,  lo spettatore si trova a riflettere se 
Pina Della Rossa è  una fotografa che dipinge o una pittrice che fotografa.  Questo è il dubbio suscitato dalle sue opere fotografiche. In esse, sia quando colgono l’attimo fuggente, sia quando i soggetti vengono “costruiti”, emergono con forza l’aspetto cromatico mai casuale e la cura appassionata per la composizione.
Per l’occasione Marco Di Mauro scrive: “… L’artista napoletana si orienta verso la dimensione della pittura senza quelle distorsioni o artifici elaborativi che insidiano l’oggettività dell’immagine, ma attraverso la rugosità delle superfici cosparse di filamenti vegetali appena rilevati, che visivamente richiamano le spatolate di colore. L’artista, in sostanza, conferisce alla fotografia un effetto rilievo di matrice pittorica, che rende visibile e concreto il suo percorso di formazione: da una creazione mentale, intrisa di valori emotivi, alla sua traduzione fotografica, ove le componenti emotive sono sublimate da un marcato pittoricismo che aiuta la fantasia a svincolarsi dalla fisicità del realismo fotografico. L’immagine, dunque, si emancipa dalla scientificità dell’applicazione fotografica per accogliere stimoli di natura extra-sensoriale…”  
Mario Franco scrive, tra l’altro, “… le fotografie di Pina Della Rossa: immagini di dettagli, appunto, immagini pittoriche, metaforiche, sintetiche, scattate in solitudine, guardandosi intorno con occhio ispirato e partecipe. Immagini nelle quali, a dispetto della laconicità (pittorica o analitica, è tutto da scoprire), si ricrea, come a teatro, una messa in scena dove gioco e disagio, turbamento e magia, irretiscono lo spettatore. Rami fitti e scarni, dove raramente spunta un fiore, fantasmi giornalieri del panorama periferico: una realtà che si rivela un incubo, un paesaggio lucido e angoscioso. Pittura e fotografia: dialogo intenso tra due mezzi di rappresentazione, mettendo così in relazione linguaggi diversi all’interno della stessa immagine…”
La fotografia, come scrive Alessandra Pacelli, “…felicemente si è lasciata alle spalle l'idea che la costringeva nel recinto del realismo, dell'oggettivizzazione, della documentazione veritiera del contemporaneo. Quella capacità di fermare l'attimo, il qui e ora così com'è.  E invece lo sguardo del fotografo viaggia nella macchina del tempo, fruga nel passato tra polveri e fantasmi da trasportare nell'attualità. E nelle immagini di Pina Della Rossa ecco infatti improvvise apparizioni, impronte, orme. Ma anche segni pittorici, composizioni architettoniche, profili che emergono dalle muffe di un muro scrostato, dalle ragnatele intessute di rami secchi, dalle ruggini di inferriate che cingono terre senza nome o finestre sprofondate nel buio, dalle crepe nel legno di porte ostinatamente serrate, forse chiuse su memorie passate, ricordi lacerati, parole senza appello...”
Assunta Pagliuca scrive ”… Muro e radici, due elementi narrativi in cui l’artista, Pina Della Rossa, libera la propria soggettività, con accenti emozionali in una prospettiva intima. Un muro che frena una libertà che ha voglia di contaminarsi nella tempesta della vita, all’interno di un dinamismo instabile in cui tutto nasce e ritorna. Muro arcano e grigio, alimentato di radici viventi che vi penetrano quasi a rigenerarne lo stato. Un groviglio traccia un sentiero contorto ed intricato che si snoda in combinazioni cromatiche, da buie ed informi a  luminose e definite. Luci e colori esprimono i luoghi di una mente che si smarrisce nella trama di uno spazio e di un tempo interrotti dalla contingenza. L’abile tecnica fotografica costruisce suggestive evocazioni stilistiche, rischiarate da una luce che crea una profondità essenziale…”  

Pina Della Rossa, vive e lavora a Napoli. Docente di Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico Statale di Napoli, si è laureata all'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ha seguito i corsi di Fotografia di Mimmo Jodice, di Graphic Design di Renato Barisani, di pittura di Carlo Alfano e di Armando De Stefano. Si occupa di comunicazione per immagini attraverso il visual design, la fotografia, la pittura, le opere tridimensionali, fino all'uso delle nuove tecnologie digitali e multimediali. Passando dall’espressionismo, all’informale, raggiunge la sua massima espressività con lo spazialismo, evidenziato soprattutto attraverso la fotografia. Ha esposto in numerose mostre nazionali e internazionali, le sue opere sono presenti presso Enti pubblici e privati, in musei ed in archivi di arte contemporanea, di diverse città italiane e all’estero.

Per ulteriori informazioni:
PINA DELLA ROSSA
Tel. 3339957086
E-mail:   pinadellarossa@adrart.it
   
http://www.adrart.it/pinadellarossa 

Galleria di riferimento
adrART associazione culturale
AREA 24 Space - Napoli 
Tel. 3382243466
http://www.adrart.it

PAN (Palazzo delle Arti Napoli) -  via dei Mille 60, Napoli. 
Tel: +39.081.7958604/05/31   -  Fax: +39.081. 7958660
Responsabile Fabio Pascapè

email:
 pan@comune.napoli.it
Infopoint  0817958601
Orario:  aperto tutti i giorni - escluso il martedì - dalle ore 9,30 alle ore 19,30 - 
la domenica dalle ore 9,30 alle 14,30. Ingresso gratuito.

3f

fiorillo arte

Napoli

Pina Della Rossa
“AL DI LA’ DEL MURO”

 

9 novembre – 9 dicembre 2012

Inaugurazione venerdì 9 novembre ore 18,30

Intervento di Mimmo Jodice

Testo in catalogo di Mario Franco

 

La Galleria fiorillo arte, presenta “AL DI LA’ DEL MURO” mostra personale di PINA DELLA ROSSA che espone una selezione dei suoi recenti lavori fotografici.

L’artista, come scrive Imma De Vincenzo, prosegue nella sua ricerca creativa attraverso una fotografia che diviene sempre più contemplativa, quasi onirica. 

La sua è un’indagine interiore, appassionata ed intensa, che parte dal reale per giungere inevitabilmente a una dimensione dell’anima, visionaria e silenziosa, in uno spazio che diviene infinito, metatemporale. 

Ma a colpire e coinvolgere chi si trova davanti alle sue opere sono anche le particolari tonalità cromatiche, il gioco di luci ed ombre, l'intensità di un particolare. Tutto questo fa assumere ad esse una connotazione intrinseca che va oltre le foto stesse... 

E ci si interroga: ma allora Pina Della Rossa è una fotografa che dipinge o una pittrice che fotografa? Entrambe le cose, evidentemente, perchè in ogni opera si avverte la sensibilità del tocco, l'armonia della composizione, l'emozione che, per prima, muove l'artista, pervade l'opera e da essa viene restituita in tutta la sua intensità.

La porta, emblema del varco, del passaggio-temporale, appare qui evocatrice di una forza magnetica, capace di attrarre a sé l’io, rendendo possibile il superamento delle barriere per raggiungere quella profondità che sempre traspare dalla materia.

La cornice richiama lo specchio, con il suo carico di significati, e l’individuo si ferma, dapprima solo incuriosito, poi attratto quasi magneticamente da essa, che appare misteriosa, magica, quasi “alchemica”: ecco che la cornice diventa limite di una dimensione parallela che affascina, coinvolge e quasi rapisce i sensi e l’anima.

Il muro scompare, lascia posto ad una luce che avvolge e coinvolge il soggetto, lo rapisce e lo attrae, così come chi guarda (lo spettatore), che viene coinvolto fino a sentire e vivere in prima persona l’idea che ha illuminato l’artista, cogliendone il significato più profondo e superando le apparenze.

 

IL PERCHÉ DI UNA CORNICE VUOTA
Mario Franco 

La mostra personale di Pina Della Rossa si apre con una sequenza di figure, ritratte di spalle, che sembrano intente a specchiarsi in un grande specchio racchiuso in una vecchia cornice «dove finisce e inizia, inabitabile – scriveva Jorge Luis Borges - l'impossibile spazio dei riflessi. Viviamo una vita senza mai sapere come realmente siamo. Brandelli e frammenti della nostra immagine corporea sono catturati da vetrine, vetri e specchi. Talvolta da fotografie». Lo specchio è, come noto, una delle costanti tematiche del grande scrittore argentino; lo specchio è deformante per definizione: restituisce un’immagine inversa a quella del reale. Ma anche per questo è un mefistofelico tentatore: seduce perché soddisfa il nostro faustiano bisogno di conoscere e ci consente di affacciarci su un mondo diverso, il mondo capovolto, il mondo degli opposti. Per Borges, inoltre, «gli specchi, come la copula, sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini». Ma lo specchio di Della Rossa è un finto specchio. Quando la figura umana è assente, vediamo che la cornice inquadra solo un muro, sbrecciato e lebbroso, come in un dipinto informale. Non c'è vetro, la riflessione è negata a vantaggio di un utilizzo della cornice quasi tradizionale, ad inquadrare un simulacro di pittura. Che la fotografa sia anche, o sia stata, una pittrice appassionata, assorta a indagare gli spazi metaforici che dalla superficie del dipinto possono alludere alle complesse dinamiche del pensiero, ha sicuramente la sua importanza. Eppure, è proprio con la fotografia che Pina Della Rossa
partecipa alla svolta epistemologica che mette in dubbio le immagini percepite con lo sguardo, per rendere visibile ed esperibile solo il riprodotto e il riproducibile
Allieva di Mimmo Jodice, la Della Rossa non ne imita lo stile, ma dal maestro trae l'insegnamento a
organizzare il campo visivo e a studiare il valore simbolico della luce e degli spazi nei quali si muovono le figure. La fotografia attraversa il riconoscimento goethiano dell'effimero e mette in crisi i mobili confini razionali del mondo. Coglie lo scorrere in divenire della realtà. L’intervento creativo dell’artista è, però, un’esigenza inalienabile, manipolando l’immagine a livello di inquadratura, posa e scelta del soggetto.
Nei suoi specchi vuoti, quel che colpisce sono alcuni caratteri ricorrenti, insistenti: i dettagli di un corpo, i muri grumosi come croste di un vecchio dipinto. Il tutto con un’aura di travestimento magrittiano, dove è indubbiamente la figura umana che fa trapelare un sentimento inerme. La fotografia ferma così la memoria e si fa racconto, in f
orme adatte e adeguate a esser guardate come artistiche indipendentemente da criteri estetici che, come sappiamo bene, sono sempre meno definibili. All’interno di questi fotogrammi, il filo rosso di una narrazione troncata percorre un'esperienza esistenziale pudicamente celata. C'è una creatività apparentemente contenuta, non sfarzosa, non abbagliante ma fatta di dettagli che collaborano alla visione di un'intima solitudine. L'artista è sola e i suoi modelli (il suo doppio) celano il volto o si ritraggono fuggendo. Come partecipare, allora, a questa «solitudine aberrante» (citando Barthes) provocata dai dettagli di un corpo o di un abbigliamento che rimandano a un’aura di modificazione, di postiche-pastiche, a una sorta di crudele modestia che intenerisce? Per una delle letture che se ne possono avanzare, il concetto di fotografia espresso da Pina Della Rossa è alieno da ogni realismo, acquisendo senso dal forte pittoricismo, sia che tratti di architetture fatiscenti, sia che si focalizzi su dettagli di muri, di lamiere, di cornici. Pittura, ovviamente, nell’era della sua riproducibilità tecnologica, alla ricerca di un terreno d'intersezione tra immagine, comunicazione e memoria, per cogliere i fenomeni e gli eventi nella loro complessità, con la pervicace intenzione di non arrendersi al flusso omologante dell'immaginario mediale diffuso, ma di rischiare la connessione tra ambiguità e irresolutezza.
Possiamo guardare le foto (non a caso disposte in brevi sequenze) e abbandonarci alla loro forza narrativa, alla sommessa volontà di raccontare e raccontarsi attraverso la messa in scena con la quale l'artista ha organizzato i luoghi e le cose da fotografare, raramente preferendo l'istantanea di un paesaggio così com'è, se non quando la realtà, miracolosamente, coincide con i suoi intenti, come accade nelle foto di un balcone decrepito in un palazzo abbandonato, ritratto da una perfetta e nuova finestra del Madre.
Come ulteriore riferimento, su questo tema è impossibile non citare ancora La camera chiara di Roland Barthes, e in particolare il paragrafo in cui l’autore individua l'importanza del referente nella fotografia rispetto agli altri sistemi di rappresentazione: «Chiamo “referente fotografico”, non già la cosa facoltativamente reale a cui rimanda un’immagine o un segno, bensì la cosa necessariamente reale che è stata posta dinanzi all’obbiettivo, senza cui non vi sarebbe fotografia alcuna. La pittura può simulare la realtà senza averla vista. Il parlare combina segni che hanno certamente dei referenti, solo che tali referenti possono essere e sono il più delle volte delle “chimere”. Nella fotografia, contrariamente a quanto è per tali imitazioni, io non posso mai negare che la cosa è stata là». L’oggettività della fotografia le conferisce un potere di attendibilità assente da qualsiasi opera pittorica, la fotografia beneficia di un transfert di realtà dalla cosa alla sua riproduzione. Tuttavia l’immobilità e la pietrificazione del gesto in un istante fisso, rendono palese il paradossale rapporto con il tempo, la pretesa magica di ricostituire un doppio della vita reale e di sottrarlo alla morte. Le immagini fotografiche sono la presenza inquietante di vite arrestate nella loro durata.
Abbiamo visto come su questo inquietante rapporto
Pina Della Rossa, dalla registrazione dell’insignificante, arriva a decostruzioni che ricordano l'astrattismo espressionista. Così che mondo reale e mondo rappresentato si sovrappongono, realizzando un metaforico specchio della realtà, moltiplicandosi senza tregua, come in un gioco di riflessi. Questa autogerminazione di immagini incrementa a ogni passaggio la sua valenza concettuale e ci svela finalmente il perché di una cornice vuota, dove il vetro dello specchio sarebbe stato superfluo.

http://www.adrart.it/MOSTRE%202012/pina.htm

 

L'impossibile spazio dei riflessi
L'impossibile spazio dei riflessi

In foto "IN-OLTRE" opera di Pina della Rossa

Mostre, Italia, 2 giugno 2012

 

PRIMO PIANO LIVINGALLERY

 

Presenta

PHYSIOGNOMIES

Il ritratto nell’arte contemporanea

02 – 23 giugno 2012

 

Si inaugura sabato 2 giugno alle ore 20,00 la mostra d’arte contemporanea “Physiognomies: Il ritratto nell’arte contemporanea”, mostra ideata e curata da Dores Sacquegna.

Il ritratto è uno dei più antichi generi pittorici che la storia dell’arte ci tramanda, atto a testimoniare la preservazione della memoria, realizzando il sogno faustiano dell’immortalità e nel tempo ha caratterizzato l’identità di un popolo e la sua cultura.

Physiognomies è una sorta di “face-to-face” con il sistema politico, sociale e culturale e si innesta in un paesaggio che vuole auto-narrarsi giocando con coordinate dinamiche, ironiche, psichiche, svelando nella sua complessità, la fragilità dell’essere umano.

 

Artisti internazionali:

Italia: Pietro Coletta, Emilio Isgrò, Jacopo Maria Gandolfi, Ezia Mitolo, Massimo Attardi, Dario Manco, Michele Zaza, Pina Della Rossa, Maria Luisa Imperiali, Uccio Biondi.

Cina: Xiao Lu, Wang Haiyua

Messico: Kamalky Laureano, Teresa Olabuenaga.

Venezuela: Astolfo Funes, Carlos Anzola.

Australia: Betty Sargeant, Carolyne McKay.

Canada:Tina Dolter, Tom Ma.

Korea: Alice Jung.

Serbia: Jana Stojakovic.

Usa: Suzanne Anan, Andy Warhol.

Germania: Liane Amendy.

Svezia: Gun Mattsson.

Belgio: Frans Frengen.

LUOGO

Primo Piano LivinGallery

Viale G. Marconi 4 Lecce, Italy 73100

tel/fax: 0832.30 40 14

www.primopianogallery.com

primopianogallery@libero.it

 

 

 

Mostre, Italia, 26 novembre 2011

SELECTED WORKS

L'artista Pina Della Rossa partecipa a: SELECTED WORKS. Mostra Collettiva
AREA 24 ART GALLERY
via Ferrara, 4
Napoli
Tel. 081 0781060
Http://www.adrart.it/area24

La galleria Area 24 di Napoli, sempre fedele al programma di presentare solo arte di qualità, propone una collettiva di artisti diversi tra loro sia per fama che per estrazione e formazione.

Artisti:
nobuyoshi araki, franco ciuti, bruno conte, pina della rossa, vincenzo de simone, gabo, marcolino gandini, sandro mele, hidetoshi nagasawa, michele zaza

Inaugurazione:
sabato 26 novembre 2011 ore 18,30
Periodo:
26 novembre 2011 – 20 gennaio 2012


Out
Out

GIORNATA DEL CONTEMPORANEO

Mostra d'Arte Contemporanea

PINA DELLA ROSSA - "PERCORSO D’ARTISTA "

Napoli, Complesso Monumentale S.Severo al Pendino,

Via Duomo, 286,  Napoli

Inaugurazione: sabato 8 ottobre ore 10,00.

Sabato 8 ottobre 2011, con l’autorizzazione dell'Assessorato alla Cultura di Napoli, l’Artista Pina Della Rossa partecipa alla VII edizione della “GIORNATA DEL CONTEMPORANEO” promossa dall'AMACI, con la mostra d’arte “PERCORSO D’ARTISTA”. La manifestazione si terrà dall’8 al 15 ottobre 2011. Da lunedì a sabato dalle 9,00 alle 18,30; festivi chiuso.

L’opera di Pina Della Rossa si sviluppa attraverso l’uso della fotografia e della pittura fino all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali e multimediali. Passando dall’espressionismo, all’informale, raggiunge la sua massima espressività con lo spazialismo, evidenziato soprattutto attraverso la fotografia. Ha esposto in numerose mostre nazionali e internazionali, le sue opere sono presenti presso Enti pubblici e privati di diverse città italiane e all’estero.

http://www.adrart.it/MOSTRE%202011/sansevero6.htm

Per ulteriori informazioni

E-mail: pinadellarossa@adrart.it

siti web: www.adrart.it / www.premioceleste.it / http://pinadellarossa.jimdo.com.

 

 

 

 

Al di là del buio
Al di là del buio

"AL DI LA' DEL BUIO"

Fotografia, opera di Pina Della Rossa

Partecipa a MILANO PRODUCING CENSORSHIP 2011

 

Immagini cupe, spettrali, di morte, si mischiano le une alle altre, primeggiando su di un muro che sembra poter crollare da un momento all’altro. E’ il muro della violenza, del sopruso, della brutalità, dell’infamità. E’ quel muro di periferia e di omertà che non dà scampo alla donna. Una donna irrigidita dalla sua fragilità, resa immobile dal terrore e da quel velo di plastica grezza che quasi le toglie il respiro, e che vuole soffocare i suoi sogni e le sue speranze di libertà, di purezza, di dignità. Una vita spezzata a metà, ma non ancora distrutta per sempre. Tra la realtà e l’illusione, proprio in quel buio, nero pesto, emerge la possibilità di un riscatto, simboleggiata da quel filo d’erba verso cui la mano del soggetto tende le proprie speranze. La forza di non arrendersi, di non perdere sé stessa, al di là del buio, rappresentano l’unica via di salvezza.

di Alessandro Iacobelli

Fonte della vita
Fonte della vita

"FONTE DELLA VITA"

Fotografia, opera di Pina Della Rossa

Partecipa a NEW YORK PRODUCING CENSORSCHIP 2011

 

 

Lo sguardo del soggetto è proiettato verso l’infinito. Dietro vi si cela il desiderio di qualcosa di più rispetto alla semplice sopravvivenza. E’ la voglia di lasciare il segno, le proprie emozioni, i propri gesti, nel paesaggio. E’ la libertà di interpretare e superare lo spazio in cui viviamo. Tuttavia vi sono dei limiti che l’individuo deve necessariamente rispettare per non diventare prigioniero di sé stesso. Il rapporto uomo – natura non può essere inteso a senso unico, non c’è una dominanza dell’uno o dell’altra. Solo attraverso una leale collaborazione, in un’ottica chiaramente possibilista, l’uomo può trarre il meglio dalla propria attività. La natura è la sorgente della nostra vita, e non il mero oggetto di un processo cumulativo che si autoalimenta.

di Alessandro Iacobelli